Come forse sapete in data odierna è stato rilasciato il nuovo lavoro dei Metallica.
Death Magnetic è il nono album dei four horsemen, il primo registrato con il bassista Robert Trujillo e sotto la produzione artistica di Rick Rubin.
Il disco, contenente 10 tracce, si apre con “That was just your life”, un pezzo dai riffs aggressivi che sotto l’aspetto puramente ritmico ci riporta a vecchie sonorità speed thrash. L’assolo di Hammet, seppur breve, ricorda vagamente le tecniche di esecuzione utilizzate nell’album “…And Justice for All”, così come la doppia cassa di Ulrich.
La seconda traccia, intitolata “The end of the line”, mixa alcune strutture tipiche dell’Heavy, con altre vagamente riconducibili all’Hardcore Punk che donano al pezzo alcuni parti di notevole energia.
In “Broken, Beat & Scared” i suoni delle chitarre di Hammet ed Hetfield, che si avvicinano molto a quelli dell’album “St. Anger”, non rendono giustizia ad un brano ritmicamente molto curato, forse addirittura con una ricerca eccessiva del riff complesso.
“The day that never comes” è il primo singolo estratto dall’album. La struttura del brano ricorda molto quella di “Fade to Black”. Forse troppo. Nota positiva è indubbiamente la traccia di basso del brano, che fortunatamente non viene seppellita troppo dalle chitarre.
La sesta traccia, intitolata “All Nightmare Long” è sicuramente una delle sorprese più piacevoli. Immediatamente coinvolgente con un riff che fa venir voglia di fare headbanging fino a spezzarsi il collo, è un pezzo veloce e ritmicamente poco sofisticato tranne in alcuni tratti. Forse è proprio questo che lo rende più appetibile ad un ascolto spensierato ed emozionante.
“Cyanide” è il terzo singolo estratto dall’album. Si apre con una bella traccia di basso che si fonde poi con le chitarre ritmiche per realizzare un riff dall’ascolto semplice. Merita di essere menzionato lo special a metà brano che evita di far cadere nel monotono il pezzo stesso.
Completamente bocciata “The Unforgiven III” che non rende assolutamente giustizia al capolavoro realizzato dai Metallica quando hanno composto “The Unforgiven”
“The Judas Kiss” è un’altra piacevole sorpresa dell’album. Ritmiche e riffs trascinanti così come il cantato di James: abbastanza semplice e lineare rende il pezzo orecchiabile e cantabile, soprattutto nel ritornello..”Sell yoour soooul to meeeee”
“Suicide and Redemption” è una traccia più lenta delle altre ma non per questo meno potente. Priva di traccia vocale, è forse eccessivamente vicina al Nu Metal.
“My Apocalypse” è il secondo singolo estratto dall’album. Ritmi coinvolgenti e veloci. L’assolo di Hammet ricorda ancora una volta sonorità e dissonanze tipiche di “…and Justice for All”. Forte anche la presenza di Ulrich.
Commenti generali: sicuramente un ottimo lavoro. Non potrà mai essere paragonato agli album storici, ma è un notevole passo avanti rispetto a “St. Anger”. La definizione più esatta per questo album l’hanno data gli stessi Metallica: l’anello mancante tra “…and Justice for All” e “Metallica”. Assoli di Hammet finalmente ritrovati, voce di James finalmente presente e ascoltabile (quasi come ai vecchi tempi), alcune tracce di basso veramente orecchiabili e coinvolgenti.
Grosso difetto: ancora suoni e volumi. Meglio di “St. Anger” ma siamo lontani anni luce dalle distorsioni di “Master of Puppets” e “Ride the lightning”. Volumi ridicoli: voce troppo bassa così come la batteria, chitarre troppo alte. Ma chi cazzo è il mixerista dei Metallica?



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